Mema Mediterranean Music Association
concerto

VIAGGIO A NAPOLI E NEL REGNO DI SICILIA

25 Luglio 2024 - ore 21:00
Erice, Istituto Wigner San Francesco, Fondazione Ettore Majorana

Paesaggi sonori dagli angioini al regno d’Aragona

Ensemble Micrologus
Patrizia Bovi
, voce, arpa, tromba naturale
Goffredo Degli Esposti, flauto dritto, traverso e doppio, zufolo e tamburo, cornamusa
Peppe Frana liuto, chitarrino
Gabriele Russo, viella, ribeca, tromba naturale, piffero
Enea Sorini, voce, percussioni

Il periodo angioino (1260- 1381) fu sicuramente uno dei momenti più fertili per le arti a Napoli: poche corti europee potevano eguagliare in magnificenza quella di Roberto d’Anjou ' il Saggio,' re di Napoli dal 1309 al 1343. Furono ospiti, tra gli altri, Petrarca, Boccaccio e Giotto ed i maggiori musicisti europei dell’epoca vi dedicarono componimenti polifonici. Maria d’Ungheria, regina colta ed illuminata, ancora bambina, sposa Carlo II ‘lo zoppo’ nel 1270 e, nei suoi cinquant’anni di vita alla corte di Napoli, si distingue per la sua operosità. È Maria che, assieme al figlio re Roberto e a sua moglie Sancia, commissiona la nota tavola di Simone Martini raffigurante il figlio San Ludovico di Tolosa che incorona Roberto, ora conservata al museo di Capodimonte. Papa Giovanni XXII, appresa la notizia della sua morte, in una lettera del 13 giugno 1323 la loda per il suo “potente eloquio, la sua gloriosa fertilità, l’onesta religione e la provata umiltà.”
In questa stagione si realizza tra Francia e Italia un momento di svolta per la storia della musica occidentale: il passaggio tra l’Ars Antiqua e l’Ars Nova che, grazie a Johannes de Muris prima e Philippe de Vitry poi, definiscono le regole per scrivere la musica nella notazione mensurale. Alcuni musicisti e teorici protagonisti di questa transizione sono, non casualmente, legati agli angioini. Il mottetto Rex quem metrorum depingit prima figura, il cui testo in esametri classicheggianti nomina nell’acrostico Robertus, è l’omaggio in musica che il compositore e teorico Philippe de Vitry, offre a Roberto d’Angiò.
Il 18 maggio 1318 il nome di Marchetto da Padova, eponimo dell’Ars Nova Italiana, figura tra i chierici della cappella regia nel ruolo del personale di corte, alla vigilia della partenza coi sovrani alla volta della Provenza. Secondo Carla Vivarelli, Marchetto dedica a Roberto d’Angiò il Pomerium musice mensurate, con queste parole: «Praeclarissimo Principum domino Roberto, Dei gratia Ierusalem et Siciliae Regi» proprio in coincidenza della sua presenza a Napoli. Nonostante la mancanza di documenti che testimoniano sulle attività della corte (l’intero archivio è andato perduto durante la seconda guerra mondiale), si possono ricostruire alcune tappe importanti della musica al tempo della dinastia angioina. Sappiamo con certezza che Adam de la Halle, troviere piccardo, è presente alla corte di Carlo d’Angiò alla fine del XIII sec. I suoi due più importanti lavori scenici: le Jeu de la feuillee et Le Jeu de Robin et Marion sono tra i più antichi esempi di teatro profano del Medioevo. Nella sua produzione, tra le composizioni liriche monodiche e i brani polifonici maturi della prima età gotica, Le Jeu de Robin et Marion commissionato da Carlo d’Angiò e rappresentato a Napoli intorno al 1285, spicca per la sua originale drammaturgia che alterna testo recitato e parti cantate. Considerata la prima opera della storia della musica ha registrato un successo che ha travalicato i secoli, infatti troviamo brani musicali ispirati alla storia di Marion e Robin ancora nel XV secolo. Adam presta servizio presso gli angioini fino alla fine della sua vita, molti storici sostengono che non tornerà mai più nella sua Arras e morirà a Napoli nel 1288. Recenti ricerche hanno dimostrato che parte dello Chansonnier du Roi, un importante codice conservato a Parigi (Bibliothèque Nationale fonds français 844), sia stato proprio compilato a Napoli a cavallo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, questo è un altro importante tassello che si aggiunge ai rari documenti dell’epoca per tentare di ricostruire il repertorio musicale praticato a corte.
Agli Angioini succederanno gli Aragonesi, Alfonso V d’Aragona il 26 febbraio del 1443 fa il suo ingresso trionfale in Napoli. Dal suo insediamento si dimostra un protettore delle arti e durante il suo regno, Napoli, diviene un polo culturale di primissimo piano. Le politiche culturali che avevano dato lustro alla città, furono portate avanti anche dal figlio di Alfonso, Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante. La cappella di corte contava oltre 40 tra cantori e musicisti stipendiati, tra gli altri, il compositore Johannes Cornago, il grande teorico e compositore fiammingo Johannes Tinctoris, illustri danzatori venuti da altre corti italiane e persino una cantante chiamata Anna “Inglese”. 
In questo viaggio di transizione dalla Napoli gotica al regno aragonese eseguiremo, oltre ad alcuni estratti del Jeu de Robin et Marion, alcune estampies tratte dallo Chansonnier du Roi, un Inno scritto per San Ludovico di Tolosa, danze e ballate trecentesche tra cui una con testo di Giovanni Boccaccio, per terminare con due strambotti e un canto di taverna da Montecassino 871 e una ballata “alla calabrese” dal codice conservato alla Real Biblioteca di San Lorenzo dell’Escorial (Ms. IV. a. 24).

Biglietto

Mema Mediterranean Music Association
Ticket INTERO
€ 7,00
1
Ticket RIDOTTO*
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